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PHANTASMAGORIA

10530677_758910604153890_3866633404335532813_nPhantasmagoria (2014), una co-produzione fra Italia e Francia, è un’ottima ghost-story a tre voci

Il cinema indipendente italiano sta acquistando una dimensione sempre più internazionale: non solo le opere nostrane vengono presentate e distribuite all’estero, ma abbiamo anche casi di co-produzioni, come l’italo-francese Phantasmagoria (2014). Presentato in anteprima a Nizza, al mercato di Cannes e al Fantafestival di Roma, è composto da tre episodi diretti ciascuno da un regista diverso: il francese Mickaël Abbate (alla sua seconda opera dopo il cortometraggio Creeps e direttore della Semaine du cinéma fantastique) e gli italiani Tiziano Martella (noto effettista) e Domiziano Cristopharo, uno degli autori più attivi nell’indi italiano. Phantasmagoria rappresenta una bella sfida, sia a livello produttivo e distributivo sia a livello contenutistico, sfida che i tre registi dimostrano di aver vinto: nei festival sta riscuotendo un buon successo, e il film convince sotto ogni punto di vista, risultando una fra le migliori ghost-story italiane degli ultimi anni.

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PARANORMAL STORIES

paranormal-stories-trailer-e-poster-dell-antologia-horror-prodotta-da-gabriele-albanesi-1Approda nelle sale Paranormal stories (2014), un Creepshow all’italiana prodotto da Gabriele Albanesi

Gabriele Albanesi, regista cult del Bosco fuori e Ubaldo Terzani Horror Show, da qualche tempo ha fondato una propria casa produttrice indipendente – affiancando quindi l’attività di produttore a quella di regista. Il che, oltre a dare nuova linfa vitale all’horror italiano, ha il merito di far emergere giovani e talentuosi registi. Gli sforzi sono stati premiati dalla recente uscita nelle sale di due film della factory: l’home-invasion Surrounded e la ghost-story a episodi Paranormal stories (AA.VV., 2014). Trattasi, quest’ultima, di una riedizione del precedente Fantasmi (2011), i cui cinque episodi ora vengono racchiusi in un episodio-cornice diretto dallo stesso Albanesi che rende il film ancora più efficace e gustoso. Paranormal stories diventa così un autentico Creepshow all’italiana, con tema conduttore i fantasmi.

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ANGER OF THE DEAD

anger-of-the-deadIl cortometraggio Anger of the dead (2013) di Francesco Picone è uno fra i migliori zombi-movie degli ultimi anni

 

Il talentuoso regista indipendente Francesco Picone, dopo l’ottimo Io sono morta, torna dietro la macchina da presa con un altro cortometraggio di successo, Anger of the dead (2013). Vincitore di numerosi premi in vari festival italiani e stranieri, ha goduto anche di una distribuzione dvd in tiratura limitata (Smallmovie) ed è ora visibile online: i pareri entusiasti riscossi dal corto hanno indotto il regista a trasformarlo in un omonimo lungometraggio realizzato con un budget più ricco (Anger of the dead – The movie, attualmente in post-produzione). Anger of the dead è uno zombi-movie con tutti i crismi del genere, che si inserisce nel moderno filone apocalittico in maniera però del tutto originale, confermando così la vena creativa che questo giovane talento (A joke of too much, Martyn) va dimostrando.

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PARANORMAL STORIES

10419755_805234326161883_1667660082_nDal 10 luglio in sala Paranormal Stories, prodotto da Gabriele Albanesi

Quest’anno la stagione calda non riuscirà a dissolvere le ombre. Dal prossimo 10 luglio, infatti, Explorer Entertainment, in collaborazione con One 7 Movies, distribuirà in sala, nelle città di  Roma, Milano e Napoli, un moderno Creepshow costruito intorno al genere della ghost-story: Paranormal Stories, un film cupo e inquietante che saprà colmare un momento di vuoto distributivo di titoli a tematica orrorifica.

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HOWLING II

Aullidos 2 - Howling 2 - todoelterrordelmundo.blogspot.comNel 1985, Philippe Mora dirige Howling II, sequel del cult di Joe Dante: un film nettamente inferiore, ma suggestivo

L’ululato (The Howling, 1981) di Joe Dante non è solo uno fra i suoi migliori film, ma anche il più riuscito e importante horror anni Ottanta sui lupi mannari, a pari merito con Un lupo mannaro americano a Londra. Come da tradizione in quel periodo, un film di successo (soprattutto horror) genera uno o più sequel, solitamente non all’altezza dell’originale: e anche L’ululato non fa eccezione, visto che nel 1985 Philippe Mora dirige Howling II – L’ululato, seguito a sua volta da altri sei film. Siamo però da tutt’altra parte rispetto al capolavoro di Dante: non è un brutto film, chiariamolo, ma – oltre a non possedere la stessa suspense e robustezza narrativa – è qualcosa di abbastanza diverso, a cominciare dallo stile. Anche nella trama, il legame con Howling è solo il pretesto inziale, poi il film segue una strada tutta sua: meglio comunque dei successivi film della saga, che sfruttano il franchise per non avendo nulla in comune con esso. Il titolo originale è Howling II – Your sister is a werewolf.

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IN NOMINE SATAN

locandinaNelle sale, In nomine satan (2014) di Emanuele Cerman: un eccellente e doloroso dramma/thriller ispirato al caso delle “Bestie di Satana”

Era da quando vidi per la prima volta Morituris di Raffaele Picchio, durante una rassegna cinematografica milanese, che non mi capitava di assistere a un’opera così potente e dolorosa come In nomine satan (2014) di Emanuele Cerman (Emanuele Cerquiglini). Due film molto diversi, anzi opposti per certi versi, e che nonostante ciò non posso esimermi dall’associare per la rappresentazione cruda e angosciante della violenza e per lo squarcio che offrono sul Male universale. Cerman, che esordisce alla regia dopo varie e convincenti prove attoriali negli horror di Ivan Zuccon, si ispira alla terribile vicenda delle “Bestie di Satana” per mettere in scena un film veramente unico dove il dramma si mescola alla crime-story, al thriller all’horror senza soluzione di continuità. Nonostante le numerose difficoltà produttive insite in ogni opera indipendente, Cerman è riuscito a realizzare con maestria e portare nelle sale un film destinato a far discutere, e che finora ha riscosso pareri positivi aggiudicandosi (meritatamente) vari premi.

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TANITH

hi-res_per_dudeDal giovane regista Germano Boldorini, ecco Tanith (2012): un sorprendente cortometraggio raffinato e claustrofobico

Nell’interessante e complesso ambito del cinema indipendente è già difficile orientarsi fra i numerosi lungometraggi per valutare quali siano davvero meritevoli: ma tale operazione risulta ancora più complessa nella marea infinita di cortometraggi. Essendo un genere alla portata di (quasi) tutti, è fondamentale innanzitutto distinguere i lavori amatoriali da quelli professionali, perché – anche grazie alla rete – si finisce per trovare veramente di tutto. Ed è sempre una piacevole sorpresa scoprire dei corti di alto livello come Tanith (2012) del giovane regista romano Germano Boldorini, genuino e attento esercizio di stile che non rimane però fine a se stesso ma è al servizio di una narrazione concentrica assolutamente particolare e claustrofobica.

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THE BLEEDING HOUSE

THE-BLEEDING-HOUSEDagli Stati Uniti ecco The bleeding house (2011) di Philip Gelatt: tanto promettente nella trama, quanto deludente e anonimo nella realizzazione

 

Dallo sconosciuto Philip Gelatt arriva un horror altrettanto sconosciuto, The bleeding house (2011), che francamente non avrebbe fatto danno se fosse rimasto effettivamente tale. È un film anonimo, impersonale, che se vogliamo regala anche qualche bella scena, ma di cui ci si dimentica poco dopo averlo visto. La sensazione primaria che lascia questa pellicola è la sua inutilità: The bleeding house va contestualizzato all’interno dell’immensa produzione americana underground in cui troviamo un po’ di tutto, film ottimi, altri mediocri, altri ancora brutti ma che si lasciano ricordare per qualcosa; ecco, questo no, non possiede nemmeno quel quid che lo differenza da una marea di altre opere similari e altrettanto dimenticabili.

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THE INVOKING

file_177111_0_the-invokingDal sottobosco underground americano, ecco The Invoking (2013) di Jeremy Berg: un horror con molti limiti ma con un’atmosfera da brividi

Il giovane regista americano Jeremy Berg dirige nel 2013 The Invoking (noto anche come Sader Ridge): un prodotto underground girato con pochi mezzi e attori sconosciuti, ma nonostante tutto abbastanza efficace. Contrariamente a quanto potrebbe far pensare il titolo roboante (che sembra richiamare The Conjuring, anche nella grafica della locandina), siamo di fronte non a un blockbuster ma un film “minore”, diciamo solo per appassionati: ma è uno di quei film che vale la pena vedere e analizzare, sia perché indice di un magma sempre in movimento che si muove al di sotto del “grande cinema” (un po’ come accade in Italia, insomma), sia perché ci sono buone idee di sceneggiatura e la vicenda scorre lasciando continuamente un senso di indefinibile inquietudine nello spettatore.

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ANTROPOPHAGUS

antropophagusIl prolifico Joe D’Amato dirige con Antropophagus (1980) uno dei suoi film più estremi, un cult assoluto dell’horror gore italiano

Fra i più prolifici registi di ogni tempo insieme a Jess Franco, Joe D’Amato (pseudonimo di Aristide Massaccesi) è stato un grande artigiano del nostro cinema: prima di dedicarsi al porno tout-court, ha realizzato negli anni Settanta e Ottanta numerose pellicole che si possono definire – con un termine non proprio elegante – di exploitation, dall’horror puro all’esotico-erotico (spesso unito a elementi orrorifici e a scene hard), con una mescolanza di generi non frequente. Maestro nella fotografia (esordisce infatti come direttore della medesima), dopo l’horror gotico La morte ha sorriso all’assassino (1973), realizza qualche anno dopo una sorta di ideale “trilogia” gore-splatter: Buio omega (1979), Antropophagus (1980) e Rosso sangue (1981), tre film diversi e indipendenti l’uno dall’altro ma accomunati da un inconfondibile gusto per l’estremo e l’eccesso (i primi due in particolare).

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