Category: Revenge movie

Straw dogs è un buon rifacimento di un classico del cinema.

Remake di Cane di paglia diretto da Sam Peckinpah, la pellicola racconta la storia di uno scrittore di Los Angeles che si trasferisce nella città natale della moglie, nel profondo Sud. Le inevitabili tensioni che nascono all’interno della coppia dovranno essere messe da parte per fronteggiare la minaccia dei conflitti con la gente del posto.

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Dalla fornace della prigione si solleva un passato che trasuda vendetta e segreti orrendi quasi quanto il film.

Avete presente quei pomeriggi influenzali, spalmati sul divano come una pelle di fico, schiavizzati dalla programmazione dei canali satellitari?
Li abbiamo avuti tutti, ma solo i più sfortunati saranno addirittura incappati ne La Prigione Maledetta, film di cui è fin troppo comodo sparlare, da quanto presta il fianco a pressoché tutte le stroncature tecniche ed artistiche del mondo.

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Non possiamo che consigliarvi questo Little deaths, una vera sorpresa di fine anno.

Capita di raro, ma per fortuna capita, che, senza conoscere i titoli dei film, ci si imbatta in un cestone da grande magazzino, quello con i dvd dai titoli più assurdi, Zombi contro Dracula, Le mutandine rosse della morte, e tra mille ciofeche capiti il capolavoro. E’ il caso di Little deaths, traduzione inglese del termine francese petite mort, ovvero orgasmo, opera antologica inglese diretta da tre promettenti registi indipendenti, Andrew Parkinson, Sean Hogan e Simon Rumley.

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Un orribile modo di morire: quello delle vittime, tutte giovani donne, del serial killer del momento Garrick Turrell.

Fortuna volle che l’uomo fu assicurato alla giustizia, sfortuna vuole che durante un trasferimento, Turrell (AJ Bowen, Signal) riesca ad eludere le tonte guardie e a darsi alla fuga. L’assassino, che durante la sua detenzione è diventato un’icona del male e un eroe per molti perversi ammiratori, si cammuffa così così e torna al vizietto. Ma la sua missione principale, sangue a parte, è un’altra. Trovare un appiglio, l’unico, della sua vecchia vita.

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A differenza di Shrooms, opera precedente del regista, Freakdog è abbastanza divertente per portarsi a casa la sufficenza.

Alcuni giovani dottori escono una sera per festeggiare l’imminente fine dei loro corsi di studi e l’inizio delle brillanti carriere che li attendono. Alcool e droga rubata in ospedale si mischiano durante la serata, ma la festa degenera quando Kenneth, un inserviente scernito da tutti, minaccia di distruggere le loro carriere con un filmato del party sregolato…

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Mother’s day è un film veloce, cupo e cattivo quanto basta.

Dopo una rapina in banca andata male, i tre fratelli Koffin fuggono verso casa della madre, nella speranza che possa aiutarli a scappare dalle autorità. Quando i tre arrivano a casa, non trovano però la madre, ma Beth e Daniel Sohapi, nuovi proprietari…

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Il tema del fantasma assetato di vendetta ce le ha fatte cubiche, soprattutto quando mancano un contorno narrativo come si deve e un’atmosfera vincente.

Una rudimentale sovraimpressione ci accoglie ed informa che il film (ispirato a una storia vera???) ha luogo su un’isola nei pressi della grande scogliera corallina del nord-est australiano, una delle sette meraviglie naturali del mondo. 80 minuti dopo, i fatti ci aggiungono che Uninhabited è uno dei sette film horror più insulsi e banali del mondo. Pari e patta.

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Meg Foster è la prima attrice ad entrare ne cast di The Lords of Salem

Nota sicuramente agli amanti del cinema di genere per pellicole come  La foresta di smeraldo di John Boorman, Osterman Weekend di Sam Peckinpah e Essi Vivono di John Carpenter, Meg Foster è la prima attrice scelta da Rob Zombie per il suo The Lords of Salem, progetto Low Budget che vedrà il coinvolgimento dei produttori di Insidious e Paranormal Activity.

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“Una puntura di zanzara prude meno, quando sei riuscito a schiacciare la zanzara” sostenevano vecchi saggi. L’aforisma si adatta bene al contesto superviolento, botta e risposta di sangue, vendetta pura e goduriosa.

1978: qualche anno dopo L’Ultima Casa A Sinistra, infiniti anni prima del proliferare indiscriminato del torture porn. Meir Zarchi coglie l’attimo e scrive e gira Non Violentate Jennifer (traduzione col “non” modaiolo di un più pittoresco I Spit On Your Grave), che al film di Craven e al suo schema stupro&vendetta deve praticamente tutto. Nonostante la scarsa inventiva ed alcune autorevoli ed affossanti critiche (Roger Ebert lo etichetta come il peggior film di sempre), diventa un piccolo cult. 2010: il torture porn dilaga, i remake pure. Tempo di rifare Jennifer, Ebert si rassegni!

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Eisener ha finalmente concesso al progetto Grindhouse l’occasione  di dar vita a pellicola che è dall’inizio alla fine un urlo sguaiato e liberatorio in cui riconoscere brandelli di  quella lingua essenziale e chiarissima che solo i film il cui titolo è in grado di sintetizzarne l’intero contenuto sanno parlare.

Dopo anni passati a girovagare senza sosta nè costrutto, l’hobo aveva finalmente capito che fare della propria vita: avrebbe comprato quel bel tagliaerba di seconda mano intravisto in una vetrina di un negozietto di Scumtown, ultima tappa della sua esistenza raminga e solitaria.

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