Category: Sci-fi

Narrato attraverso la tecnica del found footage e diretto dall’esordiente Josh Trank, il film si configura presto come la scoperta del fascino che il potere ha sulle menti umane.

Il talento, forse, si eredita insieme alle catene del DNA, ma non tutti hanno ne una predominanza così forte da renderla una caratteristica evidente del proprio patrimonio genetico. John Landis, il primo accanito fautore degli effetti speciali, colui che mostrò “in diretta” la trasformazione di un uomo in un licantropo (mi riferisco, ovviamente, alla celeberrima sequenza di Un lupo mannaro americano a Londra), ha sicuramente trasmesso al proprio figlio, Max Landis, la passione per il cinema e per gli accostamenti azzardati di generi diversi.

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Per quanto la pellicola si regga sulle sue gambe, risulta un po’ difficile comprenderne bene l’intreccio e le particolarità se non si ha prima fatto conoscenza con il libro.

In un Nord America post-apocalittico gli Stati Uniti sono solo un ricordo lontano e al loro posto sorge la nazione di Panem, composta da dodici distretti, tormentati dalla povertà, e dalla ricchissima Capitol City, centro gravitazionale del potere e del lusso più sfrenato (e kitsch).

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Un salò pasoliniano del cinema post nucleare.

Dopo che una terribile esplosione ha devastato New York, otto sconosciuti si ritrovano nelle sotterraneo del palazzo dove abitano, una sorta di rifugio antiatomico allestito dal paranoico portiere Mickey. Sottodimensionato ma con acqua e cibo in abbondanza, il luogo offre al gruppo riparo dagli orrori che avvengonoall’esterno, dandogli modo di metabolizzare la catastrofe avvenuta. Ma improvvisamente degli uomini che indossano tute protettive fanno irruzione nel rifugio e aprono il fuoco. Gli otto cercano di fare gruppo per difendersi dall’improvvisa minaccia, senza sapere chi sono i loro aggressori e cosa vogliono da loro. Un primo assalto viene respinto, ma all’interno del rifugio l’ansia e la paranoia prenderanno il sopravvento.

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“Amphibious 3d” è un film cialtrone, risaputo e a cui è impossibile resistere.

Una biologa marina chiede aiuto al vecchio capitano Jack Bowman per aiutarla nella ricerca di reperti archeologici, ma dal profondo degli abissi una terribile minaccia semina il terrore tra gli abitanti della comunità.

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Una fantascienza intelligente e ben scritta made in Italy.

Gaia, un’interprete di cinese, viene chiamata per una traduzione urgentissima e segretissima. Si troverà di fronte Curti, un agente privo di scrupoli, che deve interrogare un fantomatico signor Wang. Ma per la segretezza l’interrogatorio avviene al buio e Gaia non riesce a tradurre bene. Quando la luce viene accesa Gaia scoprirà perché l’identità del signor Wang veniva tenuta segreta. Davanti a lei si troverà un essere proveniente da un altro mondo. Un incontro che cambierà per sempre la sua vita e quella di tutto il pianeta.

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Brutte gatte da pelare i crossover. Roba tosta per penne fine e lucide, obbligate come sono a plasmare di due un unico mondo che sappia tenere conto di due entità autonome e a loro modo coerenti.

Un team di archeologi e scienziati sta compiendo una serie di scavi chi si preannunciano epocali al di sotto dello strato di ghiaccio che ricopre il continente antartico. Gli strumenti sembrano rilevare  l’inspiegabile presenza a chilometri di profondità di una piramide che riporta tratti tipici di più civiltà antiche.

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Il quarto e ultimo capitolo della saga di Alien vede alla regia il francese Jean-Pierre Jeunet: il risultato è visivamente bellissimo, ma la narrazione non tiene il passo. Si chiude dunque, e purtroppo non in gloria, l’epopea di Ellen Ripley e degli xenomorfi.

Fu una scommessa non da poco realizzare questo film, quarto capitolo di una serie che, dopo lo sfortunato Alien 3 (1992), diretto da David Fincher, sembrava ormai destinata a concludersi. Il terzo episodio della saga di Ripley e gli xenomorfi infatti, fu bistrattato sia dai fans che dalla critica: i primi, lo giudicarono troppo cupo e non all’ altezza dei due splendidi predecessori, la seconda, lo liquidò senza troppi complimenti, mettendo a rischio la carriera dell’allora esordiente  Fincher.

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Alien 2 sulla terra è un film non così brutto come lo si ritrae.

Thelma (Belinda Mayne) è una speleologa con qualche potere telepatico e, mentre è intervistata da una giornalista in attesa dell’ammaraggio di una navicella spaziale di ritorno da un viaggio, ha la sensazione di un grave pericolo. Nella navicella non vengono trovati gli astronauti. Più tardi, Thelma, assieme a un gruppo di speleologi suoi amici, va in una caverna sotterranea dove si imbatte negli extraterrestri giunti sulla Terra grazie alla navicella spaziale. Sono dei minerali piuttosto cattivi che cominciano a far fuori gli speleologi. Ma è solo l’inizio.

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Che senso ha vedere un brutto film orientale che scimmiotta i brutti film occidentali?

Hae Jun è una giovane ed affascinante donna che lavora a bordo di un sofisticato veicolo di prospezione petrolifera chiamato Eclipse impiegato nel Settore 7, uno stabilimento petrolifero sottomarino situato a sud dell’Isola di Jeju.Hae Jun ed il resto dell’equipaggio della Eclipse scenderanno sul fondale marino per una trivellazione esplorativa alla ricerca di petrolio, ma il loro viaggio di lavoro diventerà un incubo.Una creatura sconosciuta riesce infatti ad entrare all’interno della Eclipse attraverso i tubi di trivellazione, seminando morte tra l’equipaggio: per sopravvivere deve infatti cibarsi di carne.

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Un sano prodotto di genere che non sfigura in mezzo al mucchio selvaggio dei cloni scottiani.

Un misterioso alieno chiamato Ciclope insidia la città di New York tramite terribili baccelli che causano la morte di chiunque si avvicini.

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