Cinema Vivere nel terrore

Vivere nel terrore

Vivere nel terrore è un piccolo cult da riscoprire in cui i mai sopiti fantasmi degli anni settanta tornano a perseguitare i giovani degli anni ottanta, forse troppo poco spirituali e edonisti per meritare una vita senza sacrifici.

Sulla scia dello strepitoso successo di Nightmare 3- I Guerrieri del Sogno (1987) di Charles “Chuck” Russell, usciva nel lontano 1988 questo piccolo film prodotto da Gale Ann Hurd,  già produttrice affermata dopo Terminator e Aliens-Scontro Finale, affidata all’esordiente Andrew Fleming, anche sceneggiatore insieme a Steven E. De Souza.
Si parte con il suicidio di massa di una setta di hippies orchestrata dal santone Harris (Richard Lynch) figura fortemente ispirata sia a Charles Manson che al rev. Jim Jones, famigerato artefice del “massacro della Guyana”, il quale battezza gli adepti con un mestolo di benzina al posto della tradizionale acqua santa, per poi dare fuoco a tutti quanti, la giovane Cynthia compresa, che, miracolosamente ma non troppo, secondo le leggi hollywoodiane naturalmente, sopravvive per cadere in un coma profondo che durerà tredici anni. Una volta svegliatasi, la giovane (interpretata dalla bellissima Jennifer Rubin), si troverà a fare i conti con una realtà che non riesce a comprendere e in cui non si riconosce, terrorizzata dalle continue visioni del vecchio Harris, orribilmente sfigurato, che sembra avere la capacità di spingere al suicidio tutti i pazienti vicini a Cynthia.

Solo il Dr. Karmen (nientemeno che il Bruce Abbot di Re-Animator) tenterà di trovare una spiegazione ai suicidi/omicidi. Impossibile non pensare al plot di Nightmare 3, di cui fu scelta pure una delle co-protagoniste, proprio la Rubin, la guerriera punk del film di Russell, di cui la pellicola di Fleming ricalca anche l’ambientazione ospedaliera con il gruppo di pazienti del reparto psichiatrico decimati uno ad uno da una misteriosa presenza che si materializza  come un essere ustionato in grado di manipolare le menti dei protagonisti.
Niente per cui gridare allo scandalo, intendiamoci, perché il film di Fleming ha una sua dignità e una confezione di tutto rispetto che lo rende una tappa obbligata per i cultori del cinema horror anni ottanta che inevitabilmente guardava al successo della saga cinematografica di maggior richiamo durante quel periodo storico. Difficile fare i conti con un personaggio multimediale come Freddy Krueger senza cadere nel ridicolo o nella scopiazzatura becera, tuttavia questo Bad Dreams rimane ancora molto godibile grazie  al villain della situazione, un grande Richard Lynch, attore che gli appassionati non possono ignorare, sempre a suo agio in ruoli di volta in volta truci e/o sgradevoli, qui particolarmente ispirato e, soprattutto, non presente in scena ogni due minuti, scelta registica che permette di mantenere una certa ambiguità per tutta la pellicola, lasciando dubitare lo spettatore delle facoltà mentali della protagonista.

Se poi aggiungiamo qualche sequenza splatter piuttosto riuscita, vedi la pioggia di sangue e frattaglie sul tecnico riparatore o il giovane paziente schizofrenico che si infilza la mano, allora la pietanza diventa più speziata, anche in virtù di un ottimo cast che comprende  Dean Cameron (il “Motosega” di Summer School-Una Vacanza da Ripetenti di Carl Reiner) e un attore navigato come Harris Yulin, psichiatra se possibile più svitato dei pazienti stessi.
Consigliato a tutti gli amanti del cinema anni ottanta, con tutti i difetti e le ingenuità che inevitabilmente questi film si portano dietro, Vivere nel terrore è un piccolo cult da riscoprire in cui i mai sopiti fantasmi degli anni settanta tornano a perseguitare i giovani degli anni ottanta, forse troppo poco spirituali e edonisti per meritare una vita senza sacrifici. Ma tranquillizzatevi tutti, c’è il vecchio santone Harris, plagiatore di anime candide, a mostrare loro la via. Nel finale originariamente concepito, girato e montato ma scartato, Cynthia ritorna con il Dr. Karmen a Unity Fields, la casa del massacro, per affrontare un’ultima volta la “famiglia” del mefistofelico Harris che “ucciderà” definitivamente con un pugnale, raccolto nell’ultimissima scena da una mano scheletrica palesemente manovrata con un bastone. Molto meglio quello utilizzato, che si chiude con “Sweet Child o’ Mine” dei Guns N’ Roses.

Vivere nel terrore

Regia: Andrew Fleming
Interpreti:
Richard Lynch, Jennifer Rubin, Bruce Abbott
Durata:
88 min.
Anno:
1988 (USA)
Uscito in vhs e inedito in dvd

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