Cinema Halloween – La resurrezione (Resurrection)

Halloween – La resurrezione (Resurrection)

Ammettere che il primo quarto d’ora di pellicola rappresenti il momento migliore dell’intera ora e mezza scritta da Larry Brand dice molto se non tutto su quest’ottavo capitolo della serie.

Un gruppo di giovani vince un concorso televisivo che prevede la partecipazione ad un reality show, trasmesso via web e ambientato nella casa di Haddonfield dove Michael Myers passò l’intera infanzia.

Peccato che lo stesso Michael, una volta definitivamente chiusi i conti con la sorella Laurie da tempo rinchiusa in un ospedale psichiatrico, abbia deciso di trovare rifugio proprio tra quelle quattro mura che per prime lo ospitarono, dando il via all’ennesima mattanza senza fine…
La decapitazione meno efficace della storia dell’horror, che nelle intenzioni iniziali della Dimension avrebbe dovuto concludere la saga di Halloween con il finale di H20, nel perentorio dietrofront sequelista firmato Rick Rosenthal porta la maschera di Michael Myers ma il volto di un povero poliziotto scarificato sull’altare del movie business ed evidentemente ancora non sazio di legnate – pochi attimi prima del colpo fatale il nostro tutore della legge veniva investito da furgone guidato da Laurie ma, col senno di poi della produzione, a sorpresa sopravviveva- . Ritrovarsi ad ammettere che il primo quarto d’ora di pellicola, una prologo tempestato di ralenty pacchiani e retorici e capace allo stesso tempo di smentire la conclusione della saga e di risolvere definitivamente ogni vincolo contrattuale con una Jamie Lee Curtis esausta di slashing ed eterni ritorni, rappresenti il momento migliore dell’intera ora e mezza scritta da Larry Brand dice molto se non tutto su quest’ottavo, inguardabile capitolo della serie. Sembra quasi di vederli, quei geniacci della Dimension,  convincersi vicendevolmente che l’esplosione su larghissima scala di Internet come mezzo di comunicazione e l’irruzione della hip hop culture nell’immaginario su larghissima scala dell’uomo bianco medio valessero bene come cavallo di Troia per un’ultimo, sanguinario raid del nostro amato Michael.

E quindi via con le moderniste suggestioni voyeuristiche del reality show via web e l’arrivo sul grande schermo myersiano dell’uomo nero, declinato di volta in volta dalla irruente tamarraggine di Busta Rhymes, dalla raffinata e drammaticamente fuoriluogo bellezza di una Tara Banks spacciata per tecnica televisiva, dal modesto e onesto co-protagonismo del martire di turno Sean Patrick Thomas, da una colonna sonora che affianca al celeberrimo score firmato Carpenter un filotto di pezzi hip hop. Ma aldilà dei furbetti specchi per le allodole che, nonostante il loro fallimentare tentativo di integrazione con quel materiale horror, seppero far incassare alla pellicola quasi trentacinque milioni di dollari a fronte di una budget di quindici, la pellicola non ha alcuna altra struttura nè missione narrativa: poco slasher e poco originale, picchi di tensione costantemente telefonati, un parterre di protagonisti piatto e monocorde. La stessa, latente fisicità di un Michael Myers un po’ troppo magrolino interpretato da Brad Loree – che anni dopo verrà scartato ai casting di Freddy Vs Jason proprio per una stazza non conforme alle richieste – sembra tradire una sostanziale resa di fronte alla pressoché totale incapacità – od oggettiva impossibilità – di mantenere certi standard, nemmeno necessariamente carpenteriani. Ciliegina sulla torta, lo scontro a colpi di kung fu tra il produttore televisivo interpretato dallo stesso Busta Rhymes e un Michael Myers dal volto al solito nascosto ma che ci piace immaginare più basito che sconsolato, così malinconicamente nostalgico di quella fossa in cui era già stato messo e in cui, di fronte a certi scempi, ci si sarebbe volentieri rivoltato dentro.

Halloween Resurrection

(USA, 1992)
Regia: Rick Rosenthal
Sceneggiatura: Larry Brand
Interpreti: Jamie Lee Curtis, Brad Loree, Busta Rhymes, Bianca Kajlic
Durata: 94 min.
Distribuzione: Miramax

About Andrea Avvenengo
E’ nato nel terrore spiando Twin Peaks alla TV. Il tempo ha messo in fila passioni su passioni, raffinando (o imbarbarendo?) i gusti, ma senza mai scalfire la capacità del cinema fantastico di scaraventarmi indietro nel tempo, la mani davanti agli occhi, terrorizzato e fottutamente felice.

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