Recensione film La Radice Del Male

La Radice Del Male

Dirige Silvana Zancolò, giovane regista torinese, che esordisce nel lungo dopo un bel pacchetto di corti e documentari.

Totalmente girato in digitale (sia lode a esso), La Radice del Male, è un thriller-horror psicologico ad alto tasso di vegetazione, indipendente e tutto italiano. Distribuisce la Dnc direttamente per il mercato home video (da Gennaio 2007).

Dirige Silvana Zancolò, giovane regista torinese, che esordisce nel lungo dopo un bel pacchetto di corti e documentari. Interpreta la mitica Zora Kerowa, attrice cecoslovacca che i cultori dell’italico horror anni ottanta sicuramente ricorderanno (Antropophagus, Cannibal ferox, Lo squartatore di New York e tanto altro). Insomma, basta con le incertezze: grazie all’economia del digitale (sempre sia lodato), l’horror italiano è tornato, circondato da una schiera di giovani e vecchi talenti, che ogni anno ci regalano produzioni sempre più numerose e interessanti.

Una giovane pittrice, Andrea Spiegelman, durante un incidente, che le ha sfigurato mezza faccia, ha perso la memoria. Con il marito si rifugia in una villa di campagna, lasciatale in eredità da un defunto zio studioso di botanica. Non a caso, la serra di questa vecchia dimora, brulica di strane piante che Andrea, scoprirà essere allucinogene. Chiaramente inizia ad assumere la loro sostanza, ritrovandosi, oltre che in un vortice di visoni e follia, anche nel bel mezzo di un giallo.
Il film, pur ricordando i thriller nostrani degli anni settanta-ottanta, cerca la sua strada; vuole differenziarsi dagli altri prodotti in circolazione, e ci riesce. Curato e ricercato nella scelta delle immagini, si lascia apprezzare anche per l’interessante e originale idea di utilizzare le piante come punto centrale della storia ed elemento estetico delle scene (fiori che sbocciano in pochi istanti davanti all’obiettivo e inquadrature spesso impallate da rami e foglie). Sempre affascinante, inoltre, la commistione di horror e immagini onirico-psichedeliche, qui ben costruite e utilizzate. La regista dimostra di avere talento e spesso si lascia andare in fascinose e virtuose impennate di stile. Promettente! Una menzione speciale la meritano gli effetti speciali della Ubik, simpatici e, in molti casi, realistici (non siamo ancora dalle parti della ILM, ma i ragazzi si faranno). E il sangue? Presente!
Ma non è tutto rose e fiori… La Radice del Male, ha un ritmo d’altri tempi che a molti potrà apparire pesantuccio ed effettivamente qualche punto morto c’è. Inserire più accadimenti e più allucinazioni non avrebbe fatto male, soprattutto nella prima parte (la seconda è più frizzantina). Un po’ maldestra la risoluzione che, oltre a sapere di già sentito, snocciola tutti i perché e i percome in un dialogo posto verso la fine della vicenda. Sarebbe stato meglio far capire le cose pian piano, distribuendo più indizi durante tutta la durata del film (vedi gli accadimenti mancanti di cui sopra).
In ogni caso, tutto ciò, non compromette seriamente la riuscita del film ed è opportuno ricordarsi che ci si trova di fronte ad un’opera prima. Richiede sicuramente un certo impegno, ma questo non è per forza un male.
Particolare e godibile (per chi saprà farsi cullare dalle sue immagini senza cedere alle lusinghe di Morfeo).
Sito ufficiale:

La Radice del Male
Regia di: Silvana Zancolò
Scritto da: Giovanni Eccher
Interpreti: Zora Kerowa, Petra Keslerowa, Giancarlo Previati, Peter Sheperd, Luca Elmi.
Durata: 80 min.
Distribuzione: Dnc


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