Action Hansel e Gretel – Cacciatori di streghe

Hansel e Gretel – Cacciatori di streghe

Buona l’idea quella di ricreare un profilo violento e moderno della coppia di fanciulli della favola dei Grimm, pessima l’esecuzione

C’era una volta, nelle lontane terre del Nord Europa, un giovane regista con tanta voglia di stupire e divertire con le sue horror-comedy. Il suo nome era Tommy Wirkola, e l’ultima storia che vuole raccontarci, dopo Kill Buljo e Dead Snow, è la sua interpretazione e rielaborazione di una favola che conosciamo tutti molto bene…Hansel e Gretel. L’idea sembra essere molto appetitosa vista la ricchezza in significati del racconto dei fratelli Grimm e la solita audacia di Wirkola nel ribattezzare con toni splatter e divertenti argomenti  delicati e storie già esplorate. 

Così, se in Dead Snow si parla di zombie nazisti e in Kill Buljo si fa omaggio e parodia al celeberrimo Kill Bill tarantiniano, in questo Hansel e Gretel cacciatori di streghe, si seguono le avventure dei due bambini della casetta di marzapane, divenuti adulti e ammazza-fattucchiere. Buona l’idea di ricreare un profilo violento e moderno della coppia di fanciulli della favola dei Grimm, pessimo il risultato.

Conosciamo tutti molto bene la storia dei due poveri bambini abbandonati nel bosco da una madre priva di sentimenti, e della loro straordinaria avventura per fuggire dalla strega della casetta di marzapane. Nel film però, Hansel e Gretel non sono più piccoli, e non hanno più il profilo del bambino sperduto ed impaurito che tutti noi gli avevamo conferito. Non più vestiti di stoffa e con abiti poveri e stracciati dell’epoca medievale, i due ragazzi hanno le caratteristiche “bad-ass” da spacca teste degli action movie: vestiti in cuoio, stivali scuri, e fucili a canne mozze. Il racconto originale fa solamente parte del passato dei due protagonisti della pellicola, che si centra sulle loro avventure una volta Hansel e Gretel divenuti adulti e scelto il mestiere di cacciatori di streghe. Il risultato è un action-movie all’americana che ha molto poco di fantastico e spaventoso della storia dei Grimm, e ancora meno del coraggio e dell’ironia di Dead Snow. La morale della fiaba tedesca si perde per strada molto rapidamente, le scene di lotta sono ben troppo frequenti e la narrazione sembra essere confezionata in un super-mercato di mezza tacca. Non è giusto giudicare un’opera solamente in relazione al racconto al quale si è ispirata, bisognerebbe liberarsi dei pregiudizi e giudicarla in quanto unica e fine a se stessa, purtroppo però, anche in quanto pellicola indipendente, l’opera è davvero banale.  Wirkola imbocca la via della commedia e della lotta molto più che dello spavento e del fiabesco, cosa che non ci stupisce affatto conoscendo il regista, ma questa volta fallisce in pieno nel suo intento. Tutto ciò che troviamo di comico, sono le scelte artistiche e narrative, perchè le battute e le frasi da duri dei due protagonisti, suscitano più smorfie di compassione che puro divertimento. Ci si aspettava un’intrigante favola nera e ci si trova davanti un film scadente che vuole solamente incassare al botteghino.

  Molto poco c’è della versione originale del racconto e le differenze sono prive di una riflessione accurata e approfondita. Il condotto narrativo cambia, ma è la morale a subire il colpo più duro. Nella storia dei Grimm infatti è grazie all’astuzia e all’intelligenza che i due fratelli fuggono dalla casa della strega: come Hansel mostra un ossicino al posto del suo dito alla strega facendole così credere che non è ancora abbastanza grasso per essere mangiato, così Gretel inganna la vecchia facendola entrare con le sue stesse gambe nel forno. Insomma la fuga dalla casetta, che rappresenta il secondo aspetto del mondo, quello cattivo, quello che i bambini ancora non conoscevano, andava meritata. A provare questa maturazione e questa evoluzione intellettuale dei protagonisti, elementi necessari per la sopravvivenza, sono le monete d’oro e le pietre preziose trovate nella casa della strega, che una volta riportate a casa, mostreranno come i due bambini siano ormai grandi e possano addirittura mantenere economicamente la loro famiglia. Se Hansel aveva lasciato la sua casa natale con una manciata di molliche di pane ( per ritracciare il loro camino nel bosco), altro episodio che mette in rilievo l’importanza dell’astuzia nella favola, ora ritorna con le tasche piene di tesori. Non ci sono dubbi, il piccolo Hansel e la dolce ma scaltrissima Gretel, sono due giovani che hanno saputo farsi strada in un mondo che hanno imparato a conoscere, e non più due bambini impauriti. Nel film di Wirkola invece  è solamente grazie alla forza e alla determinazione più fisica che psicologica che i due ragazzi avanzano nelle loro avventure, ed è completamente assente un ritorno alla propria casa (alle proprie origini) per dimostrare una crescita da parte dei due protagonisti. L’elemento della maturazione e della metamorfosi dei personaggi, grazie alle loro esperienze di vita, è completamente assente nel film (elemento che Wirkola da per scontato e acquisito nel senso che i suoi Hansel e Gretel, sono già cresciuti e maturati). Si può dire che i fratelli Grimm abbiano effettuato la maturazione dei personaggi, e che Wirkola ci ha solamente mostrato cosa sarebbero diventati questi due fratelli una volta divenuti adulti, senza però creare a sua volta nessun tipo di evoluzione psicologica.

Può sembrare paradossale, ma è unicamente sulla maturazione e sul lasciarsi alle spalle l’infanzia che Wirkola  fa prova di fantasia e buona lettura del racconto. I Grimm infatti sembravano suggerirci che è unicamente con un gesto di distacco e di assoluta indipendenza che un bambino può fare l’ultimo ma fondamentale passo verso l’adolescenza. Importantissimo infatti nel racconto, è il passaggio della papera grazie alla quale Hansel e Gretel potranno attraversare il fiumiciattolo, che è l’ultimo ostacolo che li separa da casa. Per oltrepassare questa ultima prova, i fratelli dovranno salire uno alla volta sul dorso dell’animale, e attraversare il fiume da soli, in simbolo di totale indipendenza. La pellicola di Wirkola anche mette l’accento su questo gesto di indipendenza ma lo fa sotto un aspetto puramente sessuale. I due protagonisti si trovano infatti divisi nel film ed è grazie a questa separazione che avranno, quello che sembra essere, il primo vero contatto con il sesso opposto. Hansel si spingerà fino alla relazione fisica e sentimentale con la bellissima Pihla Viitala (Bad Family) e Gretel stringerà un’originale amicizia con un troll di nome Edward. Per una volta quindi abbiamo un’idea originale con un’interessante scopo, ai fini di approfondire l’aspetto psicologico dei personaggi, il regista però fa nuovamente prova di incompiutezza. Se in un primo tempo è bravo a mettere in rilievo il lato psicologico e infantile (scoperta della sessualità) nell’opera, lo è meno nel dare un senso a questo episodio chiave e a creare un cambiamento nei personaggi, che appaiono immutati e identici a prima. La componente della psicologia infantile sembra essere fondamentale anche secondo Bruno Bettelheim (psicoanalista austriaco che ha studiato a fondo le favole e le pulsioni dell’infanzia) che definisce il racconto dei Grimm come un’elaborazione sulla fase orale della regressione psicologica infantile. Per lui infatti la casetta di marzapane acquisiva un significato molto più profondo che nel film, poichè il gesto di mangiarla da parte dei bambini rappresenta la ricerca di soddisfazione nei bisogni più primitivi dell’animo infantile: il cibarsi ed il sentirsi protetto. Questi infatti i due elementi che forniscono alla casetta una grandissima importanza simbolica. Simbolismo evidente se si presta attenzione al fatto che è proprio per mancanza di cibo che Hansel e Gretel vivono l’abbandono da parte dei propri genitori. E così l’immagine di un’unica e perfetta casetta di marzapane, è scelta magnifica e indescrivibile da parte dei fratelli Grimm.

L’atmosfera che si respira nella pellicola anche è completamente diversa. L’universo scelto, non è quello convenzionale delle favole, ma è un mondo al sapore di medioevo hi-tech, dove le armi usate dai protagonisti sono degne di una specie di James Bond del 1300, con a disposizione fucili, balestre automatiche e granate.  Ancora una volta, buona l’idea, pessima l’esecuzione:  instancabili le scene di lotta, e così quelli che sembravano essere gadgets e armamenti originali, si trasformano in portatori di morte per l’interesse narrativo del film, interrotto senza sosta da sparatorie e scazzottate che rendono la pellicola odiosa.

Il risultato finale che ottiene il regista è uno spreco di idee ed un peccato, perchè di tanto in tanto, quando si scorge una buone letture della favola mescolata a qualche modifica originale, la pellicola ha anche un suo perchè, ma la maggior parte delle idee rimangono incompiute o degne del minimo degli sforzi di riflessione. Tanto materiale a disposizione dunque, ma sfruttato con una buona dose di freno a mano. E così, la versione horror-comedy di questa bella favola, condita con modernità e violenza, acquista l’aspetto di un progetto presuntuoso e quanto mai deludente. A chi non piacerebbe l’idea di vedere una Cappuccetto Rosso incazzata tirar fuori un fucile a pompa da sotto il letto e aprire il fuoco sul lupo,spargendone ossa e peli sul tappetto della nonna? Ma se il progetto è allettante, bisogna che la struttura sia poi solida e raffinata, cosa che non avviene in questo filmetto caotico. La commedia e l’azione, combinate al genere dell’orrore non escludono a prescindere la classe ed il buon gusto. Ne sono la prova schiacciante opere come Re-Animator di Stuart Gordon e anche Homecoming di Joe Dante, sesto episodio della prima stagione di Masters of Horror.  L’unione di orrore e commedia può rivelarsi geniale e sorprendente se le due componenti sono assemblate a formare un’entità unica, e non un’altalena continua da un genere all’altro senza sfruttare neanche minimamente la bellezza di nessuno dei due mondi, così diversi, eppure, così splendidamente compatibili.

Con un po’ più di attenzione ai dettagli ed una cura stilistica e narrativa appropriate, poteva venirne fuori un buon film di  intrattenimento e fantasia, che avrebbe potuto ridarci i brividi e gli incubi d’infanzia che sonnecchiano nel bambino che c’è dentro ognuno di noi. E perchè no, conditi con un pizzico d’ironia e sparatorie. Questi infatti gli appigli ai quali vorrebbe farci aggrappare il film, senza però riuscirci più di tanto. Questo sembra essere più un film per bambini, con un aspettativa cinematografica meno avida in qualità e più ingorda di divertimento ed eroi da ammirare, più che una rilettura per adulti della vecchia favola. Di paura ed orrore non se ne vedono neanche l’ombra, la comicità e lo splatter mancano di quantità e (soprattutto) qualità, la musica di Atli Orvarsson è sterile, i costumi fittizi, pessimo il trucco sulle streghe, pessime le attrici (se si esclude il fatto che le varie Gemma Arterton nei panni di Gretel, Famke Janssen nel ruolo della strega cattiva e Pihla Viitala, sono davvero molto attraenti), pessimo e inespressivo un comunque bello Jeremy Renner nei panni di Hansel, orrenda la trama e scontati i colpi di scena incessanti…

Da tutte queste piccole corde artistiche a sua disposizione, che se suonate con garbo avrebbero potuto sincronizzarsi in sinfonie piacevoli e armoniose, Wirkola ottiene solamente cacofonia e matassa di idee incompiute. E così, come troppo burro spalmato su poco pane, il risultato è appiccicoso, stucchevole ed indigesto. Cari amanti dello spavento e del fantastico, girate l’angolo, e cercate un altro film, questo non è per voi.

 

httpvh://www.youtube.com/watch?v=36dq5Dt_Cs0

 

Hansel & Gretel - cacciatori di streghe - VOTO: 1/5

Anno: 2013 - Nazione: Germania/USA - Durata: 96 min.
Regia di: Tommy Wirkola
Scritto da: Tommy Wirkola, Dante Harper
Cast: Jeremy Renner - Gemma Arterton - Famke Janssen - Pihla Viitala - Peter Stormare
Uscita in Italia: 1 maggio 2013 - Disponibile in DVD: NO

 

About Matteo Palombini
Indispettito e annoiato dal mondo che lo circonda, si aggira alla ricerca di attimi di purezza e fantasia sperduti nel mondo orrorifico della settima arte. Essere curioso e paziente, non si annoierà mai di guardare film, filmetti e filmacci, nell'attesa di trovare la perfezione... Eppure è proprio nel suo stato d'imperfezione e originalità che apprezza di più il cinema. Adora Kubrick, Lynch, Craven, Russell così come ama musica, sport e birra!

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