Si maledica pure Argento, Avati e tutti quelli che come cani morenti, sgozzati e agonizzanti cercano e hanno cercato di resuscitare l’horror italico con prodotti miseri, miserrimi, figli bastardi di capolavori di un tempo che fu, materiale da kamikazen del cinema bis. De Andrè in un suo immortale sonetto cantava: “Ricordi sbocciavan le viole? Così è per noi, l’amore che strappa i capelli è perduto ormai, non resta che qualche svogliata carezza ed un poco di tenerezza”.
Come appunto un amore finito anche i cinefili si attaccano forte ai ricordi, quelli che appunto erano un tempo manieri fatiscenti pieni di oro e arabeschi preziosi, calde risate di fanciulla, e ora sono solo ruderi polverosi che riportano alla lontana altri versi di altri poeti, quelli dell’immortale Percy Bisshe Shelley e il suo “Ozimandias”, inno alla decadenza dei tempi aurei. C’è ancora gente che si strappa i capelli per La terza madre, che eiacula copiosamente perché Avati gira un incolore “Darkness” alla matriciana? Volgarmente: cazzi loro. E mentre i grandi maestri tirano gli ultimi o i nuovi giovani sfornano aria fritta modaiola, esistono ancora pochi, ma grandissimi talenti come il Bianchini di Custodes bestiae o appunto Ivan Zuccon che, dopo due film incolore, ha girato dei film tanto inquietanti quanto stupendi. E sempre, beninteso, nel nome di Lovecraft.
Questo Nympha è la punta apice del cinema di questo geniale artista, una storia di amori non vissuti e di una fede cieca verso il buio di una fede cannibale. Zuccon gira bene, riesce a creare con pochissimi mezzi una tensione palpabile, un’aria di pericolo imminente che nasce proprio dalla carne, non ha paura a sporcarsi con il tabù di un incesto prima tra padre e figlia, poi tra nonno e nipote. Tutto in nome di una religione oscura, che richiama alla mente i grandi Antichi che stavano nelle soglie dei racconti del folle di Providence, che vivono nei meandri della follia delle mente umana, giocano con i geni e il sangue creando a loro immagine somiglianza il loro universo nel nostro universo. Nympha è un film non facile, un horror dolente, barkeriano nel senso più assoluto, disperato, folle, a più chiavi di lettura: una realista e una fantastica. Le scene di sangue sono necessarie per il contesto di una storia che arriva a raccontare il martirio di un nuovo Messia dalle fattezza di una burrosa e sensuale Tiffany Shephis, che viene mondata da ogni peccato attraverso l’eliminazione di ogni senso. Difficile non dimenticare scene come l’ultima disperata e crudelissima dove il santo imita il profano, dove la bestemmia è sulle labbra di angeli affamati di dolore. Se ogni film di Zuccon sembra un traguardo quello dopo è ancora migliore, così non possiamo che essere ansiosi di abbeverarci anche noi alla fonte del suo prossimo incubo. Serrando nel cuore, s’intende, questa Madonna dei dolori.
Nympha Regia di: Ivan Zuccon Scritto da: Ivo Gazzarini Interpreti: Tiffany Shepis, Allan McKenna, Caroline DeCristofaro, Michael Segal, Alessandra Guerzoni, Francesco Primavera, Giuseppe Gobbato, Caterina Zanca, Federico D’Anneo. Durata: 92 min