La frusta e il corpo: due chiacchere con Roberta Gemma
Scritto da Andrea Lanza
venerdì 08 gennaio 2010
Non abbiamo resistito al fascino del proibito. Non dopo aver visto in azione l'affascinante Floriana Panella, in arte Roberta Gemma (e ancor prima Roberta Missoni) nel dittico The house of flesh mannequins e nel suo remake a luci rosse Il museo della carne.
Non abbiamo resistito ad addentrarci in un mondo che è lo specchio del cinema horror più estremo, la pornografia. Non abbiamo resistito a mischiare le materie che da sempre sono fonte di vita per letteratura e cinema, eros e thanatos, l'amore e la morte, il rosso e il nero, il sesso e l'orrore, fino ad addentrarci in un mondo dal sapore barkeriano dove i limiti sono cancellati. Non abbiamo resistito dal fare due chiacchere con Floriana su questo ed altro ancora.
Come inizia la tua carriera a luci rosse?
Tutto ha inizio circa 4 anni fa con la produzione PINK'O con la quale son rimasta per quasi 4 anni di seguito girando circa dieci film. Grazie a questi ho ricevuto diversi premi e questo mi ha gratificato molto. Diciamo è stato un po' il mio trampolino di lancio. Avrei potuto iniziare prima, ma all'epoca ero soltanto esibizionista. Certo avevo fatto la ragazza copertina, vinto dei concorsi di bellezza, fatto la lap dancer per Diva futura, ma il mio problema era soprattutto di ignoranza nei confronti del settore. Poi il destino fa strani scherzi: il pomeriggio che stavo concludendo gli accordi con la Pink'o dovetti fare la scelta di rifiutare a Tinto Brass il ruolo come protagonista nel suo ultimo film Monamour. Diciamo che la produzione di Brass mi aveva imposto una strada senza uscita: o lo faccio subito o non lo faccio e se lo faccio devo accettare senza pensarci. Ma io le cose non riesco a farle senza rifletterci e non vedevo nell'occasione di Tinto Brass un'umanità e un rispetto per la mia professione che ho sempre cercato. Perciò scelsi la PINK'O e non sbagliai.
Parlaci del tuo rapporto lavorativo con Domiziano Christopharo...
Inizia tutto nel 2008 dopo essere rientrata dalla fiera di las vegas AVN. House of the flesh mannequins era un progetto singolare, un esperimento di reality movie che richiedeva la partecipazione di body performancer per le scene di tortura e di pornostar per quelle di sesso. L'onore e' stato che il produttore ha chiesto proprio a me di partecipare con tante attrici che esistono. Quando ho letto il copione mi è piaciuto subito e poi io amo sempre le sfide e mi affascina la novità. Anche se House of flesh mannequins poi è uscito dopo, e' stato girato molto prima che Jenna Jameson interpretasse Zombies stripped, quindi diciamo che noi siamo stati un po' dei pionieri in questo genere. Grazie al film di Domiziano fui invitata al Pesahorror, la fiera del cinema horror a Pesaro nel 2008, e conseguentemente vinsi un premio prestigioso, il Venus di Berlino, il "the best cross over star " spodestando star hardcore del calibro di Tera Patrick .
Cosa ti ha convinto a partecipare ad un film con tinte tanto fosche?
Ho sempre accettato proposte che mi esaltavano e mi incuriosivano e che fossero di prestigio: ho detto molte volte no la dove la cosa non era necessaria e non mi portava a nulla a livello d'impegno e qualità. Questo film appunto era una novità ed una situazione esclusiva che non voleva essere un modo per allontanarmi dall'hard anche perchè non l'ho mai ripudiato e non lo faro' mai dato che oggi sono conosciuta proprio grazie a quello. Dove sono ora lo devo a questa mia professione e ovviamente grazie ai miei fan che mi seguono e quelli nuovi che mi scoprono per quello che sto facendo ora.
Come avete pensato di girare una sorta di remake di House of flesh mennequins?
Quando ho avuto l'opportunità di girare House of flash mannequin ho provato due sensazioni: la prima è stata di sorpresa e l'altra di fascino perchè la storia era molto bella. La mia paura era che a conti fatti quel copione sarebbe stato svilito per problemi vari che esulano la fantasia, ma Domiziano è stato un maestro. Già i primi fotogrammi di House, gia' il trailer, la fotografia, la colonna sonora rappresentavano meglio di quello che avevo letto e immaginato dal copione. Visto che Domiziano aveva girato con gusto le mie scene di sesso gli ho chiesto se poteva realizzarmi o accompagnarmi in un esperimento , Il museo della carne, una sorta di rivisitazione hardcore del suo film. Avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a fare un prodotto diverso, che aggiungesse qualcosa alle mie produzioni che vedevo sempre buone, ma senza quella novità che mi esalta. Un remake del suo film visti i contenuti affascinanti era l'ideale, ma ci voleva qualcuno che non deformasse troppo le qualità di House of flesh mannequins con un prodotto hardcore standard .Domiziano ha accettato di buon grado di consigliare il giovane Adam Ford su come fare al meglio quello che poteva esser un hard come tanti ed invece è divenuto forse qualcosa di mai visto prima.
Come sei nella vita di tutti i giorni quando le telecamere si spengono?
Come una comune ragazza della porta accanto perchè odio le maschere. Di indole sono umile e questo è forse un po' estraneo agli attori italiani. Faccio hard ad oggi per gioco e piacere: quando diventerà solo lavoro smetterò. Sono sempre alla ricerca di cose nuove e creative ma non per questo non sono professionale, la mia professionalità esiste dal momento che ho rispetto per tutti coloro che stanno lavorando per me. Non ho manie di protagonismo e mi piace essere sempre chiara a costo di farmi dei nemici.
Vi ringrazio per questa intervista e colgo l'occasione per augurarvi buon anno baci baci Roberta la Gemma italiana.