In occasione dell'uscita del suo ultimo e terrificante (nel senso buono) libro La casa di Amelia, abbiamo intervistato l'autrice, Barbara Baraldi, gentile e disponibile oltre che piena di talento.
In incognito ti fai assumere da una libreria e cerchi di proporre il tuo ultimo libro a uno sconosciuto. Come ne parleresti per fargli acquistare il romanzo?
Gli direi che La casa di Amelia è un romanzo che lascia il segno. Una carezza ruvida che avvolge e inquieta, una ninnananna ipnotica che non permette di dormire ma irretisce trasportando il lettore in un universo parallelo. Quello dei sogni.
La casa di Amelia è il seguito della novella "La collezionista di sogni infranti". Ma chi è Amelia?
Amelia è una ragazza come tante. Fragile, in lotta contro le sue debolezze e le sue paure. “Spesso la paura ha deciso per me”, dice a un certo punto della narrazione. È questo che non vuole, lasciarsi vivere. Amelia non è uno stereotipo, è bella perché è umana. E in pericolo.
Pubblicare Horror in Italia, si sa,è cosa rara: SFOGATI!
Mi sfogo con la scrittura. Quando comincio una nuova storia non mi soffermo a pensare alla commerciabilità dell’opera. Seguo un bisogno interiore, l’ansia di scrivere che mi fa percorrere strade sempre nuove e a volte insolite, azzardate. Ho troppo rispetto per l’Ispirazione per voltarle le spalle. E poi amo il genere horror. Provare sano terrore, indotto da una pellicola o da un buon romanzo, non può che far bene allo spirito.
Sei una lettrice qualunque, hai letto La casa di Amelia. Cosa ne pensi?
Ho letto La casa di Amelia da lettrice qualunque quando mi è arrivato a casa il volume in anteprima, pochi giorni fa. Non sono riuscita a smettere di leggere. Ho provato paura ma anche un senso di trasporto e dolcezza per l’umanità dei protagonisti. Alla fine ho anche pianto, ma non ditelo a nessuno.
Quanto c'è di te in Amelia?
Amelia è come uno specchio, racchiude un mondo di persone e oggetti riflessi. Ha caratteristiche proprie che ha sviluppato, oserei dire, autonomamente. Schegge di questo specchio appartengono a me, alla mia indole. Come il gusto per l’estetica dark e gotica. L’amore per certe canzoni, “Boys don’t cry” dei Cure, ne “La Collezionista di sogni infranti” e “Il portiere di notte” in questo secondo appuntamento. Anch’io come Amelia sono paranoica e, per stare in tema musicale, come dicevano i Marlene Kunz, cerco di ammazzarla ogni giorno, questa mia concubina cocciuta.
Cosa vedi nello specchio?
Nello specchio vedo Alice che lo ruppe prima di me. Alice nel paese delle meraviglie ma anche Alice di quel vecchio film di Fulci. Nello specchio ci sono sogni infranti ma anche battaglie che voglio combattere. Nello specchio ci sono io, o forse la mia immagine prigioniera che mi guarda sottecchi.
Descrivi in un aggettivo ogni tuo libro.
“La ragazza dalle ali di serpente” (Zoe 2007): sensuale. “La collezionista di sogni infranti” (Perdisa Pop 2007): insinuante. “La bambola di cristallo” (Giallo Mondadori presenta 2008): avvincente. “La casa di Amelia”: spaventoso.
Di quale opera vai più orgogliosa?
Vado fiera di ognuno dei miei figli di cellulosa, non è una frase fatta. Sono dentro di me.
Qual è il libro che avresti voluto scrivere?
“Coraline” di Neil Gaiman, una fiaba nera che adoro e di tanto in tanto rileggo.
Sei presente su Facebook e altri social network, ci parli del rapporto con i tuoi fans e dei riscontri avuti?
Rispetto tantissimo i miei lettori con cui ho rapporto diretto e molto sincero. Sono sempre felice di ricevere le loro impressioni post lettura. Spesso mi regalano sfumature profonde delle mie opere nate inconsciamente. Sono attenti e preparatissimi. Sono solita disseminare citazioni cinematografiche nei miei lavori che loro captano e apprezzano. Alcuni non si limitano a leggere i miei romanzi ma si lasciano andare all’ispirazione regalandomi stralci di emozioni elaborate: disegni, canzoni, fotografie.
Come nascono le tue storie e quanto esse sono influenzate dalla realtà?
Non esiste una procedura standard da cui nascono le mie storie. A volte partono da una canzone, una frase carpita, un film che mi ha colpito, ricordi dell’infanzia, da un sogno. O meglio da un incubo. Altre volte è la realtà a dare vita a un romanzo. E qui non perdo l’occasione di citare Scerbanenco e una bellissima recensione che un lettore d’eccezione aveva fatto a “La Collezionista di sogni infranti”: La vita è come un pozzo delle meraviglie, ci puoi trovare di tutto: stracci , brillanti e coltellate alla gola.
Puoi anticiparci qualcosa in merito ai tuoi progetti futuri?
Sono superstiziosa, chi mi conosce lo sa. Tendo a parlare poco del futuro; in questi tempi poi, è quanto mai incertoJ. Parteciperò ad alcune importanti antologie edite Mondadori tra cui una in particolare con venature molto horror. Inoltre c’è un nuovo romanzo, ma lo dico sottovoce.
La casa di Amelia Barbara Baraldi Perdisa Editore Prezzo euro 9 - Pagine 128 Isbn 978-88-8372-166-3