Liberamente ispirato a Lovecraft. 1940. Seconda Guerra Mondiale. Pietro e Lucia vivono in una fattoria isolata insieme ad Alice, la giovane sorella di lei, affetta da gravi turbe psichiche. Per caso si insidierà tra di loro sempre di più una forza malvagia indefinita che contamina dapprima i frutti del terreno poi gli stessi protagonisti.
Neppure l'intervento di un prete esorcista servirà a fermare il male: gli omicidi e gli incubi aumenteranno minando gli affetti che si pensava secolari.
Vedere un nuovo film di Ivan Zuccon è sempre piacere per gli occhi, ma anche e soprattutto per il cuore. E’ confortante che qualcuno ci ricordi quanto noi italiani siamo bravi con un genere come l’horror, che non ci siamo fermati vent’anni fa con i vari Fulci o gli Argento di annata, che abbiamo ancora qualcosa da dire anche se i produttori spingono altrove. Colour from the dark è forse meno riuscito rispetto ai precedenti Nympha e Bad brains, colpevole probabilmente una sceneggiatura che non riesce a convincere del tutto, ma è un film comunque prezioso nel suo genere, un horror maturo, suggestivo e affascinante. Zuccon è migliorato molto dai tempi del suo primo lungometraggio L’altrove, i passi falsi a livello tecnico hanno lasciato il posto a finezze registiche, a carrellate quasi leoniane, a una messa in scena non lasciata al caso, ma a uno studio quasi manicheo delle inquadrature.
Stilisticamente Colour from the dark è un film che sfiora la perfezione, l’estetismo che abbraccia una tecnica sapiente, elegante, mai pericolosamente fine a se stessa. Anche il cast è molto azzeccato con in primis una Debbie Rochon, nei panni imbruttiti della pacifica contadina, che riesce a regalare al suo personaggio un tale fuoco da dargli persino l’anima, alla faccia di considera l’attrice a demerito soltanto una scream queen. Basterebbe rivedere la scena dove la Rochon massacra un incauto soldato, le sue espressioni, il cambio di registro interpretativo, la forza della sua recitazione, per capire che siamo davanti ad un’attrice in tutto e per tutto, non ad una delle tante bamboline intercambiabili che l’horror moderno ci ha abituato. Michael Seagal è funzionale nella parte del protagonista, quasi una sorta di moderno Mickey Hargitay, molto più dotato sicuramente a livello interpretativo, ma con una corporatura così erculea da essere quasi fuori contesto nella vicenda. Da apprezzare comunque i suoi passi da gigante come attore, la sua buona volontà e costanza nel limare i difetti iniziali che film dopo film lo hanno reso un interprete apprezzabile.
Tutto il cast comunque è buono, a eccezione forse di un insipido Matteo Tosi nei panni poco convinti di un prete esorcista. Colour from the dark pone al centro del suo racconto un’invasione non tanto di una fattoria quanto del microcosmo di una famiglia. Se nei vari film tratti dal racconto di Lovecraft (The farm di David Keith o Die moster die con Boris Karloff) questo era lasciato un po’ in secondo piano, nel film di Zuccon l’uomo diventa lui stesso l’ambiente da corrompere, il male attacca gli affetti, i credi, la carne dei suoi personaggi ponendo la fattoria solo come scenario per raccontare una storia a conti fatti molto più intimista di quanto appaia. Da notare come il regista usi dei colori molto violenti nella prima parte (il giallo del gran turco, i pomodori rosso fuoco, il cielo azzurrissimo) per saturare nelle ultime scene tutti i cromatismi arrivando a girare in un gelido bianco e nero.
La stessa bambola della ragazza ritardata, Alice, compie un cambiamento ingrigendo i capelli rossi e la pigmentazione della sua stoffa. Dispiace soltanto che la sceneggiatura di Ivo Gazzarrini bruci così superficialmente un’idea ottima come quella di ambientare Colour from the dark in un periodo buio italiano come quello della seconda guerra mondiale. La minaccia dei tedeschi, la paura di aver nascosto un partigiano in una stalla passa all’improvviso e brutalmente in secondo piano, quando poteva essere materia per costruire diversamente e forse più efficacemente la venuta di un male anche che nasce da un periodo storico. Effetti speciali buoni con una menzione particolare per il make up curato da Fiona Walsh. Colour from the dark è un film non facile, che sa mescolarsi nell’animo come lo stesso male che racconta. Per chi scrive è un film ancora non digerito, forse impossibile da comprendere nella sua totalità, un film che cresce visione dopo visione, ma regala colori che l’odierno cinema italiano ci ha negato. Non è questo forse che fanno le grandi opere?
Colour from the dark Regia : Ivan Zuccon Cast : Debbie Rochon, Michael Segal, Marysia Kay, Gerry Shanahan, Eleanor James, Matteo Tosi, Emmett J. Scanlan, Alessandra Guerzoni Durata : 90 min.