“Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh Wgah’nagl fhtan”, chiaro no? Ecco il sequel alla nota vicenda di Innsmouth dove le creature lovecraftiane hanno attraversando l’Atlantico per raggiungere un isolotto della Sardegna dal nome che è tutto un programma: Mortorio. Esiste veramente, golfo di Congianus, nord-est della Sardegna. Qui si svolge la storia ambientata nei primi anni 30 del secolo scorso alternata a pagine tratte dal diario di Inìsero Farricorto, marinaio immigrato nel nuovo mondo che in seguito ad un naufragio finisce unico superstite a toccare terra a Innsmouth. L’ospitalità di Innsmouth verso i forestieri è vanto di quella particolare comunità, come tra l’altro abbiamo avuto modo di apprendere dalle pagine di Lovecraft: chi capita da quelle parti ci lascia un pezzo di cuore, a volte anche buona parte degli altri organi. Un po’ “Dieci piccoli indiani”, ovviamente parecchio H.P.L. e anche un pizzico de “Il Codice Da Vinci” ed ecco “Il sangue non è acqua”, secondo romanzo di Paolo Agaraff.
A ruota di “Le rane di Ko Samui”, edito sempre da peQuod, esce questo lavoro firmato Paolo Agaraff, nome dietro cui si cela un trio di anconetani legati dalla comune passione per il fantastico, l’horror e i giochi di ruolo: Gabriele Falcioni, Roberto Fogliari e Alessandro Papini,. Entrambi i romanzi fin qui usciti dalla penna degli Agaraff hanno tratto spunto e ispirazione dai miti creati da Lovecraft aggiungendo una pregevole componente grottesca e, in questo caso, una trama da giallo classico alla Christie senza peraltro rinunciare alle atmosfere inquietanti tipiche delle opere di H.P.L..
La storia raccontata in questo romanzo vede protagonisti sette lontani parenti mai incontratisi prima che vengono convocati all’Isola Mortorio per entrare in possesso dell’eredità di un cugino da poco defunto, eredità ambita in quanto pare che lo scomparso benefattore avesse accumulato una discreta fortuna. Qui vengono ospitati a Villa Eleonora, residenza della famiglia Farricorto ed unico edificio abitato dell’isola fatta eccezione per una casupola occupata da un pescatore ben poco socievole e dalla sua fiocina. Ben presto iniziano i guai: il tempo muta al peggio rendendo impossibile abbandonare l’isola, durante la notte gli ospiti sono preda di terribili incubi e uno di essi finisce sfracellato contro gli scogli cadendo, non accidentalmente, da una finestra della villa. In breve il gruppo degli ereditieri si assottiglia falcidiato da morti e sparizioni lasciando uno sparuto manipolo di superstiti intenti a cercare di capire chi o cosa si sta accanendo contro di loro oltre che a sopravvivere il più a lungo possibile. L’esplorazione di Villa Eleonora riserva ai superstiti continue scoperte che porteranno alla rivelazione della particolare eredità di cui, volenti o nolenti, sono beneficiari.
“Il sangue non è acqua” scorre piacevolmente tra tipiche atmosfere horror, personaggi grotteschi e citazioni esplicite a innominabili entità tentacolate ben note da queste parti. I cultori dell’opera del solitario di Providence non temano una parodia sacrilega o uno spudorato plagio: è evidente negli Agaraff un’ammirazione innegabile all’opera di Lovecraft tanto da rendere questo romanzo un vero e proprio omaggio al creatore di quei bizzarri miti che, è certo, attendono nella sommersa città di R’lyeh.
Il sangue non è acqua
di Paolo Agaraff
(peQuod, 127 pp, € 13,40) Aggiungi ai preferiti (106)
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