Action Battle Royale II: Requiem

Battle Royale II: Requiem

Sebbene il ritmo della pellicola sia molto serrato Battle Royale II: Requiem non convince.

Sono passati tre anni dall’ultima Battle Royale. Shuya Nanahara, uno dei due sopravvissuti alla prima edizione dei giochi, è diventato il leader dei Wild Seven, un gruppo di ragazzi ribelli e guerriglieri che, rifugiatisi in un’isola deserta, ha dichiarato guerra a tutti gli adulti. Definiti terroristi e considerati una minaccia per il mondo, il governo totalitario del Giappone decide di reagire all’attacco, organizzando una seconda edizione dei Battle Royale e spedendo la nuova classe di malcapitati direttamente sull’isola nemica. I nuovi concorrenti, allora, avranno solo 72 ore di tempo per eliminare i Wild Seven o, in alternativa, morire.

Kinji Fukasaku, forte del successo del suo Battle Royale, torna in cabina di regia per realizzarne un sequel. Convinto sostenitore dell’inevitabile tendenza umana alla lotta, il regista realizza una pellicola che, se non fosse per il gore esagerato e lo splatter dichiarato, sarebbe, esclusivamente, un film di guerra. A differenza che nel film originale, infatti, i personaggi sono delle semplici macchiette, delle pedine monocrome sulla scacchiera di un nuovo boss che, al contrario del carismatico Takeshi Kitano, ha il sex appeal di un Elvis Presley in malora. I giovani (abbandonate le divise da scolaretti) e gli adulti, sono tutti vestiti e acchittati come dei semplici soldatini di guerra, muniti delle armi tecnologiche all’ultimo grido. Nel secondo capitolo, infatti, sono onnipresenti le strategie di guerra, gli schieramenti (militari), le pseudo alleanze e viene elargita una dose eccessivamente alta di monologhi più o meno filosofici per giustificare le manovre politiche del governo. Cosa che, alla lunga, annoia.

Sangue a fiotti, urla a palate, proiettili in quantità industriale, sono gli unici compagni di viaggio dei protagonisti, impegnati in una serie di missioni per cercare di sopravvivere agli attacchi altrui e vincere il gioco. Battle Royale II: Requiem (terminato dopo la morte del regista dal figlio Kenta) si frantuma, fotogramma dopo fotogramma, rivelandosi nient’altro che un film sparatutto orchestrato per (far) veder saltare qualche testa. E laddove, diviene palese, vivere è più difficile che morire, non basta premere il grilletto e farla finita. Bisogna prendere il toro per le corna e affrontare il problema. Quindi, bazooka in spalla e munizioni bene in vista. Sebbene il ritmo della pellicola sia molto serrato (nonostante i 134 minuti di visione) e lo stile sia più eccessivo, grottesco e violento di quello del precedente, Battle Royale II: Requiem non convince. La tiritera logorroica sull’amicizia e sul suo eterno valore ha perso credibilità, lasciando una costante, amara, acredine di sottofondo.

Battle Royale II: Requiem - VOTO: 2/5

Anno: 2003 - Nazione: Giappone - Durata: 134 min.
Regia di: Kinji Fukasaku, Kenta Fukasaku
Scritto da: Kenta Fukasaku
Cast: Tatsuya Fujiwara - Ai Maeda - Riki Takeuchi - Aki Maeda -
Uscita in Italia: Shugo Oshinari - Disponibile in DVD:

About Martina Calcabrini
Ha ereditato l'amore per il cinema horror quando era ancora in fasce. La passione per le creature mostruose, per l'ignoto e per l'oscuro le scorre nelle vene e le permette di affrontare qualsiasi Mostro della notte...

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