Recensione film Chiamata Senza Risposta

Chiamata Senza Risposta

L’illusione che Chiamata Senza Risposta possa ridursi ad essere un film semplicemente brutto, crolla come un castello di carte dopo un quarto d’ora scarso.

Forse tra qualche anno ringrazieremo pellicole come questa: tutti a scaldarsi ed  a sputar veleno contro la lucrosa pratica del remake seriale made in USA, incoscienti di un’evidente strada a senso unico già tracciata da tempo: a lungo andare, pratiche come questa non verranno spazzate dall’indignazione collettiva ma da una sonora, clamorosa e catartica risata.

Un gruppo di amici inizia a ricevere misteriose voice-mails sui rispettivi cellulari, in cui sono registrati, in forma audio o video, i loro ultimi istanti di vita datati due giorni nel futuro: uno dopo l’altro iniziano a morire come mosche, nell’esatto momento indicato dal cellulare. Spetterà all’amica superstite Beth (Shannyn Sossamon) ed al Detective Andrews (Edward Burns) l’onere di fare luce sull’accaduto, per interrompere la lunga ed apparentemente interminabile striscia di sangue e salvare le loro stesse vite.

Ci sono pellicole brutte e pellicole insulse. In genere, alle prime si possono riconoscere attenuanti generiche, un’inevitabile soggettività nei termini di giudizio, romantiche sorti da eterne incomprese, addirittura una certa qual dignità nel loro essere così irrimediabilmente brutte. Alle seconde invece, non va concessa alcuna pietà. L’illusione che Chiamata Senza Risposta possa ridursi ad essere un film semplicemente brutto, crolla come un castello di carte dopo un quarto d’ora scarso, quando sfonda con candida incoscienza le barriere del brutto per lanciarsi a spron battuto nelle sempre feconde praterie dell’insulso. Sembra quasi di vederli, il regista Eric Valette (il corto Degustation) e lo sceneggiatore Andrew Klavan scervellarsi nel disperato tentativo di adattare per la seconda volta la novella originale di Yasushi Akimoto, già portata sul grande schermo da Takashi Miike nel controverso The Call (2003).

La folle pretesa dei due è quella di riuscire a far convivere le compiaciute contorsioni di un Miike nemmeno così in forma e l’immediatezza di un Final Destination qualsiasi, predigerire eccentrico j-horror e servirlo ancora caldo ad un pubblico di beoti in crisi d’astinenza da teen-horror. Risultato? 12 milioni di dollari al box office USA ed il film più idiota dell’anno, e probabilmente di buona parte di quelli a venire (Tarantino docet). Un’invereconda accozzaglia di luoghi comuni, effettacci digitali e dialoghi risibili, a riempire i vuoti di una sceneggiatura tutta incentrata sul crescente body count, uno script che sbanda a destra e sinistra, gioca la carta del trauma pregresso, quella del soprannaturale – esorcismi di cellulari in diretta tv e lacrimanti cadaveri in avanzato stato di decomposizione compresi – e mischia il tutto, salvo poi risolvere la questione introducendo nuovi personaggi saltati fuori da chissà dove, e montare i titoli di coda. Se una pellicola si fa dettare tempi e modi della suspence da una suoneria che si impara ad odiare quasi immediatamente, e che induce nello spettatore qualsiasi sensazione negativa fuorchè ansia ed angoscia, buona parte dei presupposti iniziali sono compromessi: il peggiorarla ulteriormente, cosa in cui Valette e compagnia sono tra l’altro riusciti in pieno, diventa puro esercizio di stile.  Chiamata Senza Risposta è il chiarissimo manifesto di tutto quello che un film horror non dovrebbe mai essere, interpretato da figuranti senza arte nè parte e da una coppia di protagonisti con una sola espressione nel repertorio: disperazione e sgomento di cartapesta per la bella Shannyn Sossamon, una curiosa paresi tra il languido ed il cocker spaniel di razza per lo stoico Edward Burns. Assolutamente un film da evitare, come e più della peste; non fosse che la peste, bontà sua, se la passa maluccio, mentre progetti demenziali come questo godono ancora di una salute ferrea.

Chiamata Senza Risposta (USA,2008)
Regia: Eric Valette
Sceneggiatura: Andrew Klavan
Interpreti: Edward Burns, Shannyn Sossamon, Ana Claudia Talancón, Ray Wise
Durata: 87 min.
Titolo Originale: One Missed Call
Distribuzione: Warner Home Video

About Andrea Avvenengo
E’ nato nel terrore spiando Twin Peaks alla TV. Il tempo ha messo in fila passioni su passioni, raffinando (o imbarbarendo?) i gusti, ma senza mai scalfire la capacità del cinema fantastico di scaraventarmi indietro nel tempo, la mani davanti agli occhi, terrorizzato e fottutamente felice.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!

Altri articoli:

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.

Horror Community

[captain-sign-up text="Partecipa al gioco"]

Focus on

Categorie degli articoli

ebook gratis


    Ai lettori di Horror.it, regaliamo una ghost story inedita di Andrea G. Colombo. Buona lettura!
  • RSS
  • Twitter
  • Facebook
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: